Aosta · Italy
Il villaggio operaio
Questo quartiere non è cresciuto da sé: è stato progettato. Quando l'acciaieria ebbe bisogno di manodopera in misura superiore a quella disponibile nella valle, la società costruì le abitazioni e, insieme a queste, la scuola, la chiesa, il campo sportivo, le botteghe. Era un modo di procedere tipico di quegli anni: l'impresa non forniva soltanto il salario, forniva anche il luogo in cui vivere, e quindi una parte notevole dell'esistenza dei propri operai. Le facciate sono sobrie, le strade regolari, gli spazi comuni previsti fin dall'inizio. Percorrendolo si comprende subito che un disegno unitario lo ha preceduto. Oggi vi abita chi desidera, e lo stabilimento è soltanto il datore di lavoro di alcuni.
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Era una pratica comune?
Molto, in Italia e in Europa fra le due guerre. Le grandi aziende costruivano villaggi interi vicino agli stabilimenti. Alcuni erano progetti generosi, altri un modo efficace di tenersi stretti i dipendenti. Di solito valevano entrambe le ragioni insieme.
Chi ci è venuto ad abitare?
Famiglie arrivate soprattutto dal Veneto fra le due guerre e dal sud nel dopoguerra, insieme a gente della valle scesa dai villaggi. Per molti è stata la prima casa con l'acqua corrente. Le lingue che si parlavano qui non erano quelle dei paesi intorno.
Com'è adesso?
Un quartiere normale della città, con i suoi negozi e i suoi giardini. La differenza si vede nella pianta: la regolarità e gli spazi comuni non assomigliano al resto di Aosta, che è cresciuta un pezzo alla volta.
Dove si trova
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