Aosta · Italy
Due lingue ufficiali e una terza
Osserva i cartelli stradali: sono in due lingue. In Valle d'Aosta l'italiano e il francese sono entrambi ufficiali, e non si tratta di una cortesia turistica ma del risultato di una storia precisa. Questa valle fu francofona per secoli, molto prima di essere italiana. Durante il fascismo il francese venne proibito nelle scuole e nei tribunali e i nomi dei paesi furono italianizzati d'ufficio. Dopo la guerra la valle ottenne uno statuto speciale che riconosceva la lingua, e i nomi tornarono quelli di prima. Vi è poi la terza lingua, assente dai cartelli: il patois, il francoprovenzale che si parla in famiglia e al mercato, diverso di paese in paese e privo di una grafia unica. Chi lo parla riconosce in poche parole da quale comune proviene l'altro. Nessuno lo insegna. Si impara ascoltando.
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Il patois si parla ancora?
Sì, soprattutto nei comuni fuori città e più fra le persone anziane che fra i giovani. Ci sono concorsi scolastici, un dizionario e un teatro in patois, il che dice due fatti insieme: che si tiene, e che ha bisogno di essere tenuto.
Che cos'è il francoprovenzale?
Una lingua romanza a sé, non un dialetto del francese né dell'italiano. Si parla in una fascia che tocca la Valle d'Aosta, la Savoia e la Svizzera romanda. Il nome è stato dato dai linguisti nell'Ottocento; chi la parla la chiama semplicemente patois.
Che lingua si sente per strada?
Soprattutto italiano, qui in città. Il francese è nelle scuole, negli atti e sui cartelli più che nelle conversazioni. Il patois lo senti nei villaggi, al mercato e fra persone che si conoscono. Le tre lingue occupano posti diversi, non si sostituiscono.
Dove si trova
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