Courmayeur · Italy
Il fischio nel prato
Camminando in un prato d'alta quota sentirai un fischio secco, e cercando l'origine non troverai nulla. La marmotta ti ha visto molto prima che tu vedessi lei. Il fischio è un allarme, e la colonia lo ascolta: chi era fuori smette di mangiare, si alza sulle zampe posteriori e, se l'allarme continua, sparisce nella tana. In genere un suono unico e prolungato segnala un pericolo che arriva dal cielo, un'aquila, mentre una serie di suoni brevi segnala un pericolo che si avvicina da terra, una volpe o te. Vale la pena fermarsi e aspettare in silenzio: dopo qualche minuto una testa riappare per controllare. Le marmotte passano più di metà dell'anno addormentate sottoterra, in letargo profondo, con il cuore che rallenta a pochi battiti al minuto. Quello che vedi d'estate è un animale che ha un numero di settimane limitato per fare tutto.
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Dove le trovo?
Nei pascoli aperti sopra il limite del bosco, fra i 1800 e i 2500 metri circa, dove il terreno è abbastanza profondo da scavare e abbastanza aperto da vedere arrivare un predatore. In Val Ferret e in Val Veny se ne incontrano colonie lungo i sentieri di fondovalle. Le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono i momenti migliori: a metà giornata, con il caldo, restano sottoterra. Cerca la terra smossa all'ingresso di una tana e aspetta guardando quel punto.
Posso darle da mangiare?
No, e la ragione è pratica più che morale. Una marmotta deve arrivare all'autunno con una riserva di grasso costruita con erbe di montagna, perché quel grasso deve durarle sei mesi di letargo. Pane e biscotti la saziano senza nutrirla, e un animale abituato alle persone perde la prudenza che lo tiene vivo. Nelle aree protette dare da mangiare alla fauna è vietato. Guardarla da lontano, fermi, non le toglie nulla ed è anche il modo in cui si vede di più.
Che altro vive quassù?
Lo stambecco, che in queste Alpi è sopravvissuto per un soffio: a metà Ottocento ne restavano poche centinaia, tutti nel massiccio del Gran Paradiso, protetti perché riservati alla caccia del re. Da quel nucleo discende l'intera popolazione alpina odierna. Poi il camoscio, più diffuso e più schivo, la lepre variabile che d'inverno diventa bianca, l'aquila reale che gira alta sopra i pascoli e, dagli anni Novanta, il gipeto, reintrodotto dopo essere stato sterminato.
Dove si trova
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